“Ogni atto creativo è prima di tutto un atto di distruzione.” (F. Perls)
All’interno della relazione di aiuto, l’Arteterapia come tecnica riferita alla Gestalt ed alla Fenomenologia conferisce dimensione di valore all’espressione come principale veicolo di senso nel rapporto umano. La mediazione artistica, non è soltanto l’espressione di un disagio, bensì lo strumento attraverso cui, senza pretese sul piano estetico o giudizi morali, ogni persona può cominciare a prendere contatto con la propria interiorità. L’espressione artistica diventa comunicazione di risorse interne spostando anche sensibilmente lo scenario applicativo dalla cura all’educazione. Suoni, colori forme e movimenti prendono valore in sé in una relazione d’aiuto quando si pongono come espressioni di contenuti dell’interiorità, e la forza dell’espressione creativa è viva quando questi contenuti sono una realtà interiore comunicata. Esprimersi con modalità non verbali è una via di comunicazione con l’altro meno usuale di quella verbale e, di solito, è meno disturbata, essendo meno controllata dall’io. L’ Arteterapia pone l’attenzione sul processo più che sul prodotto e mantiene sempre, come polo di interesse, il contatto con l’anima della persona; trova di migliore qualità quell’arte nella quale la persona fa qualcosa di nuovo stando in contatto con quello che SENTE e con quello che PENSA in relazione con il momento presente. Perciò l’approccio Arteterapeutico Fenomenologico Esistenziale si focalizza nel punto base del lavoro, che è, appunto, tenere continuamente presente che c’è il pensare e c’è il sentire, e c’è la connessione fra pensare e sentire. Questo porta a stare in contatto con quel fenomeno, che in Gestalt si chiama “vuoto fertile”: quando la mente si ferma e comincia una produzione che viene da dentro e attraversa la persona senza che questa faccia nulla, stando nell’accettazione di non dover controllare quello che accade, ma lasciando che avvenga autonomamente.

L’attività Arteterapeutica ha la peculiarità di sviluppare il potenziale sconosciuto o inespresso della persona, viene attivata la creatività come processo di apprendimento nell’esperienza stessa, apportando un maggiore contatto con il sentire della persona, e quindi delle proprie emozioni, pensieri, bisogni e delle proprie risorse interne ed esterne. Storicamente è nelle cliniche psichiatriche che si origina l’Arteterapia, gli operatori del settore si resero conto che là dove c’era un blocco nella comunicazione, quando il paziente non riusciva a “raccontare” il suo disagio utilizzando il linguaggio verbale, l’offerta di un’alternativa ”artistica” offriva un valido supporto nella terapia. L’arteterapia clinica è rivolta ai bambini, ai pazienti psichiatrici, agli anziani, ai disabili, ai malati di Alzheimer ai tossicodipendenti o attuabile presso carceri e centri di accoglienza; ma trova spazio anche in contesti non clinici, nella sua funzione intrinseca di mezzo creativo per la conoscenza di sé stessi e la ricerca di benessere e nello sviluppo di risorse dell’individuo. È di grande efficacia nel ristabilire equilibrio in momenti di stress, è di supporto per affrontare situazioni di malessere emotivo o conflitto di tipo relazionale, nonché uno strumento efficace per la conoscenza delle proprie emozioni e in generale del proprio mondo interiore.
